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II test di Rorchach  in ambito giuridico forense

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Nei casi di separazioni o divorzi ad elevata conflittualità, soprattutto nella gestione dei figli, qualora  emerga un vissuto di sofferenza psicologica nel nucleo familiare, il magistrato può autorizzare o richiedere la consulenza tecnica d’ufficio.

Il consulente incaricato dal Tribunale in questo caso può avvalersi di psicologi esperti in diagnostica, per valutare le effettive capacità dei coniugi, le loro attitudini genitoriali, il loro stile affettivo e relazionale e se è presente qualche tipo di patologia psicologica che ne comprometta la funzione.

Generalmente l’indagine peritale coinvolge anche i figli per valutarne lo stato di salute psicologica o eventuali compromissioni.

L’esame viene condotto attraverso il colloquio clinico e l’utilizzo di una batteria di test specifici mirati all’adulto piuttosto che al bambino.

Il reattivo di Rorchach, noto anche come test delle macchie, è considerato uno degli strumenti di indagine della personalità più attendibile ed efficace, è perciò ampiamente usato oltre che in campo clinico, anche in ambito peritale e giuridico.

Tecnicamente è annoverato tra i test così detti “proiettivi”, ovvero quei test che, somministrati correttamente, permettono l’emergere dei contenuti psichici profondi del soggetto.

Pur essendo un test proiettivo e in quanto tale legato alle interpretazioni, la sua elaborazione si fonda su basi numeriche e statistiche confrontabili e misurabili.

Esistono diversi metodi per l’utilizzo del test delle macchie, ma, se ben somministrato, anche con metodi diversi otterremo medesimi risultati.

Alla persona vengono mostrate dieci macchie di forma non definita e le viene chiesto di interpretarle liberamente,non esistono risposte giuste o risposte sbagliate; verrà poi chiesto di dare un titolo ad ogni macchia e di esprimere delle preferenze.

A seguire, per ogni risposta data, l’esaminatore chiederà al soggetto di poterla ben localizzare  sulla tavola stessa.

Questo importante passaggio è quello che permetterà allo psicologo di creare la così detta Siglatura, ovvero una sorta di trasformazione delle risposte in dati e codici convenzionali che permettono lo studio del materiale  in termini psicometrici, statistici.

Dal computo dei dati ne deriveranno indici numerici che potranno essere confrontati con i dati della popolazione di appartenenza.

Ne deriverà un profilo psicologico che delineerà attitudini, stile affettivo e relazionale,ma anche aree conflittuali o problematiche.

Il test è ampiamente usato, ma, come abbiamo detto, non è il solo strumento utilizzato per delineare un profilo completo, esso viene affiancato da altri test di personalità in modo da avere un controllo incrociato sui dati e dal colloquio clinico.

E’ solo dall’analisi complessiva, dall’omogeneità delle varie prove, dalle conferme constatate nel colloquio clinico, che si potrà stilare un quadro completo ed attendibile della personalità esaminata.

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